lunedì 21 settembre 2009

District 9 (2009)

Il pianeta delle scimmie è la terra, lo sapevamo già, ma in questo film noi siamo le scimmie, e gli alieni che precipitano sulla terra sono molto più sfortunati di Charlton Heston e soci.

La prima sceneggiatura del trentenne regista Neill Blomkamp, che alterna il documentario al film, sembra più un'opera sulla xenofobia che altro. Il film è ambientato a Johannesburg e il titolo fa riferimento a un brutto episodio della storia sudafricana, la rimozione forzata di tutti gli abitanti di colore dal distretto 6 di Città del Capo.

Il district 9 è in pratica un campo profughi, la particolarità è che i profughi, che anche in questo caso sono arrivati a destinazione in pessime condizioni, sono extraterrestri.

Il rapporto tra terrestri e alieni in District 9 ricorda molto il rapporto tra nazisti ed ebrei di alcuni film sull'olocausto. Sembra quasi di essere in uno Schindler's List fanta-horror, dove i nazisti sono i terrestri, e gli alieni subiscono con rassegnazione.

Non ci sono buoni tra gli uomini, ci son solo cattivissimi, estremamente cattivi, e mostruosamente cattivi. Come in Dogville, siamo li seduti a sperare che Nicole Kidman (l'alieno) si ribelli.

Alla fine qualcosa avviene, e gli amanti del genere possono godersi una mezz'ora di tipica azione sci-fi (con un tocco splatter), ma questa concessione finale non compromette il valore innovativo del film. Blomkamp, rimettendo la storia al primo posto, è riuscito a dare nuova linfa a tutto un genere che ultimamente aveva perso di smalto, nonostante i miliardi spesi in effetti speciali dalle majors.
8 su 10.
21 Settembre 2009, MP

mercoledì 16 settembre 2009

A Hard Day's Night - Tutti per uno (1964)

Non me l'aspettavo. Sono 12 anni che guardo su internet elenchi del tipo "i migliori 100 film della storia del cinema", e mi era sempre sfuggito. "A Hard Day's Night" è uno dei migliori 100 film di sempre, secondo varie fonti.
Ho vaghi ricordi di "Help!", lo vidi da ragazzino al cinema, sapevo che esisteva anche questo, ma non m'era mai capitato di vederlo.


E' un film così importante per il cinema, ha come protagonisti i 4 ragazzi più famosi della storia della musica, e non l'ho mai incrociato in TV ? Strano.
Bisogna rimediare!
Guardo il film (in lingua originale) e più passano i minuti, più sono sconcertato. La sceneggiatura mi sembra spaziare tra fasi insensate e battute che non fanno ridere. Ogni tanto qualcosa di interessante, la cosa migliore probabilmente è l'episodio in cui il giovane viene visto consumatore, siamo ancora nel 1964 e mi sembra una buona intuizione. Alla fine del film, che ovviamente ha una colonna sonora di rilievo, ho voglia di dargli un 5 su 10.

Non può essere, mi devo documentare. Leggo un po' di storia, di recensioni, verifico un po' di riferimenti di altri film e alla fine vedo il tutto sotto un'altra luce. Questo film è in effetti un punto di svolta almeno per quello che riguarda i film musicali, rappresentati in quegli anni da roba tipo "Bionde Rosse Brune..." con Elvis Presley.
Qui siamo su un altro livello, questo non è un prodotto preconfezionato, nel quale Elvis Presley è costretto per l'ennesima volta a fare il belloccio e a cantare una serenata. Qui ci sono i Beatles che fanno i Beatles, con Ringo che fa Ringo, John che fa John, George che fa George e Paul che fa Paul.
Qui ci sono 4 ragazzi che ci fanno vedere come la musica e i giovani stanno iniziando a cambiare il mondo. Nei film di quegli anni Elvis ci faceva vedere come i cinquantenni dei primi anni 60 pensavano (volevano?) fossero i giovani.

La sceneggiatura poco legata, e a volte poco sensata, di Alun Owen (allora 39 anni) ha una giustificazione valida; per settimane Owen ha vissuto con i Beatles, ha sentito come parlava ciascuno di loro, e ha riempito la sceneggiatura di loro frasi tipiche, adatte alle varie situazioni. In questo modo ha provato a trasmetterci cosa erano questi ragazzi. Ritengo comunque che lo scopo sarebbe stato raggiunto in maniera più fedele con un documentario.
Alla regia, Richar Lester (allora 32 anni) è molto convincente nella scena iniziale, che al giorno d'oggi sembra roba vista e rivista, ma all'epoca poteva essere una rivoluzione. Anche nelle altre scene Lester fa un buon lavoro, con varie idee interessanti. Musica a parte, la sua regia è probabilmente la cosa migliore del film.
In conclusione, in virtù del significato storico del film e delle "attenuanti" di Owen, cambio il mio voto in 7.
Ma per carità, smettiamola di dire che questo film, dopo 45 anni, trasmette lo stesso entusiasmo della prima volta. La ruota è stata una grande invenzione, ma è qualche migliaio di anni che non entusiasma più.
7 su 10.
16 Settembre 2009, MP